HomeArte e finanzaL’arte contemporanea trova spazio all’interno delle aziende

L’arte contemporanea trova spazio all’interno delle aziende

Per realizzare la programmazione delle tre mostre annuali Spazio Leonardo ha messo a budget circa 30.000-35000 euro annui. Gli artisti coinvolti fino ad’ora sono tutti giovani e giovanissimi artisti italiani, con in comune un’attenzione alla ricerca alla sperimentazione, riflettendo così lo spirito innovativo di Spazio Leonardo stesso. Tra gli altri Filippo Minelli, Alberto Scodro e Thomas Berra.
La stagione 2019/2020 si è aperta il 23 ottobre con una personale di Stefano Serretta (1987). La curatela del Progetto Gallery è affidata a Marta Barbieri e Paola Bonino di UNA Galleria e le opere che man mano vengono acquisite vanno costituendo la collezione permanente di Spazio Leonardo, ben in vista all’interno dell’agenzia.

Il progetto Gallery è la dimostrazione di una visione olistica del posto di lavoro; il contatto con l’arte contemporanea diventa un’esperienza quotidiana che può influire positivamente sul benessere dei dipendenti, almeno quanto un bar aziendale ben fornito, che comunque non manca.

Castiglioncello del Trinoro
Tra le colline della Val d’Orcia nel comune di Castiglioncello del Trinoro, Michael Cioffi un affermato avvocato americano, ha deciso di realizzare qui la sua utopia: ristrutturare e ridare vita ad un intero borgo, nasce così Monteverdi Tuscany , un hotel diffuso, con un corpo centrale di circa 20 stanze, un ristorante ed una spa. La realizzazione del progetto, che ha rispettato l’armonia del paesaggio e l’architettura circostante, è stata diretta dall’interior designer e appassionata d’arte contemporanea Ilaria Miani. Oltre a dare lavoro a più di 80 persone, Cioffi ha il merito di aver dato particolare rilevanza alla cultura: la piccola chiesa del borgo è stata adattata per ospitare concerti di musica lirica con una intensa programmazione annua e la partecipazioni di interpreti di fama internazionale. Un piano terra è stato, invece, ristrutturato per diventare l’art gallery del Borgo. Dal 2013, sotto la direzione artistica di Sarah McCrory è stato attivato un programma di residenze a cui fa seguito una mostra. Il primo artista ospitato è stato il britannico Marvin Gaye Chetwynd (1973) e da allora con una programmazione di 3-4 appuntamenti l’anno si sono susseguiti molti artisti, tra cui l’italiano Patrizio di Massimo (Jesi 1983, Galleria T293, prezzi tra 20-30.000 euro) e persino nel 2017, Laure Prouvost (Lille, 1978), con un progetto “I origine of the world by grandma” in cui metteva in relazione il corpo umano con il paesaggio in modo ironico e dissacrante, in una reinterpretazione sarcastica dei luoghi circostanti

Monteverdi Tuscany copre tutti i costi di permanenza dell’artista oltre che le varie spese di trasporto e di viaggio. Le opere prodotte vengono spesso acquisite, circa 40 fino ad ora, soprattutto quelle su commissione o che hanno un maggior legame con il territorio circostante e vanno così formando il patrimonio artistico del borgo, dove vengono poi redistribuite sia nelle camere private che negli spazi comuni. Il progetto è rivolto anche e soprattutto agli abitanti della zona perchè usufruiscano dell’offerta culturale del borgo con uno spirito di mecenatismo american-rinascimentale.

Modena
C’è, infine, un altro esempio forse più piccolo ma altrettanto significativo: a Modena ha la sua sede la Malagoli Aldebrando Srl , impresa specializzata nella lavorazione di lamiere. L’azienda modenese ha lavorato insieme a Rytz Monet (Bari 1982, le sue opere da Galleria Michela Rizzo tra 2-8.000 euro) alla realizzazione di alcuni suoi lavori, tra cui un’opera dal titolo «20 YEARS AGO», una scritta composta da lettere d’acciaio e luci led. La realizzazione del progetto ha appassionato i proprietari della Malagoli Aldebrando Srl a tal punto che, terminata l’edizione 1 di 3 dell’opera, hanno sentito l’esigenza di acquisire (e ovviamente produrre) l’edizione 2 di 3, facendosi affiancare da LaRete Art Projects per la parte curatoriale. Hanno quindi deciso di installarla nel capannone di produzione, in dialogo costante con chi l’ha fisicamente realizzata.