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L’unico criterio di scelta dev’essere il talento

Il presidente e amministratore delegato di Moncler racconta al Foglio la storia femminile del brand, a partire dalla firma materna, quella di Chicca Ruffini

Se penso al ruolo e al contributo delle donne nel settore moda e tessile, penso a mia madre, il primo e più importante modello di riferimento femminile della mia vita. Aveva un’azienda di abbigliamento per bambini con il brand Chicca Ruffini. Il suo lavoro la appassionava tantissimo. Donna dalla straordinaria creatività ma anche con grande senso dei numeri, sofisticata ma amante delle cose semplici, rigorosa e affettuosa al tempo stesso. Sono cresciuto con questo esempio davanti agli occhi ogni giorno. Ricordo poi che, quando ho acquisito Moncler, tra le prime persone di fiducia al mio fianco c’erano proprio tre donne, che mi hanno accompagnato e supportato nelle prime fondamentali decisioni strategiche. 

Pilastri fondanti, senza le quali Moncler non sarebbe quello che è diventata. Oggi oltre il 70 per cento della nostra popolazione aziendale mondiale è femminile e il 56 per cento delle posizioni manageriali è occupato da donne. La metà dei miei riporti diretti sono donne con ruoli di leadership in posizioni chiave. Con loro ho un rapporto sempre schietto e “senza sconti” e da loro spesso ricevo i confronti più sfidanti. Nel Consiglio di Amministrazione abbiamo donne dalle competenze profonde e con uno spirito critico acuto e costruttivo; donne dalla grande onestà intellettuale, capaci di portare sul tavolo di discussione spunti di riflessione mai scontati e sempre posti in modo franco e diretto.

Queste evidenze parlano di come il ruolo delle donne nella nostra azienda sia cresciuto negli anni in modo naturale, semplicemente dando le stesse opportunità a tutti e lasciando al talento fare la sua strada. Se posso generalizzare prendendomi il rischio di banalizzare, le donne con cui ho lavorato e con cui lavoro hanno alcune caratteristiche che apprezzo in modo particolare: sempre alla ricerca di standard altissimi, molto preparate o disposte comunque a imparare quello che non sanno, determinate a raggiungere l’obiettivo. Senza trascurare un’intelligenza emotiva e diplomatica che fa sempre la differenza. Non mi stupisce che la Gran Bretagna in tutti i Paesi più importanti del mondo abbia nominato delle donne a capo delle sue ambasciate.

 

Spesso mi viene chiesto come seleziono i miei collaboratori e le mie collaboratrici e cosa cerco in loro. E la mia risposta è sempre la stessa: «Cerco persone più brave di me, persone che possano aiutarmi nel disegnare il prossimo passo di Moncler, persone da cui imparare e a cui ispirarmi». Quando seleziono un candidato è la ricerca del talento che mi guida nella scelta. Talento in tutte le sue espressioni. Oltre a competenze forti, cerco la diversità di pensiero, di cultura e di esperienza, l’unicità di visione, l’apertura mentale, il coraggio, l’energia, la voglia di cambiare le cose, anche quando vanno bene. Persone che abbiano la capacità di guidare e unire un team attorno ad un ideale comune.

Negli anni ho capito il grande valore che la diversità porta in termini di visione, creatività, innovazione e spinta al miglioramento. Tutte le diversità portano ricchezza e nuove prospettive e sarebbe un errore non ricercarle e non prendersene cura. Allo stesso tempo sappiamo che la diversità non basta. C’è anche bisogno di un ambiente di lavoro che sappia accoglierla ed integrarla, un luogo dove ognuno si senta accettato, valorizzato e libero di esprimersi per quello che è.

 

Non è sempre facile creare un ambiente diverso e inclusivo e sono convinto che come azienda e come società in generale abbiamo ancora un cammino da fare. È per questo che in Moncler abbiamo creato un comitato dedicato per accompagnarci in questo percorso attraverso attività di formazione e sensibilizzazione, per eradicare i pregiudizi impliciti di ognuno di noi, per rafforzare alcuni processi e definire chiari obiettivi di miglioramento. La diversità richiede di essere aperti a punti di vista differenti e quindi ad essere pronti a mettersi in discussione. Se impareremo a celebrare le prospettive di tutti, lasciando che ognuno abbia la possibilità di spalancarci gli occhi su mondi nuovi e se lasceremo che il talento di ciascuno si esprima in tutte le sue peculiarità, questo sforzo verrà ampiamente ripagato. E saremo già a buon punto. 

Remo Ruffini

Presidente e Amministratore Delegato di Moncler