HomeSaluteSpasticità, ancora troppo pochi i pazienti che ricevono un trattamento adeguato

Spasticità, ancora troppo pochi i pazienti che ricevono un trattamento adeguato

FRA teoria e pratica c’è sempre una certa differenza. Ma nel caso del trattamento degli adulti affetti da spasticità questa differenza è davvero grande. Lo dimostrano i risultati di un’analisi realizzata su database sanitari statunitensi che ha valutato, in un contesto di vita reale, gli attuali percorsi di trattamento degli adulti affetti da spasticità. Sebbene la neurotossina sia raccomandata per questi pazienti, solo una piccolissima percentuale (3% e 4%) di malati presenti nei database l’ha ricevuto. L’analisi è stata presentata da Ipsen durante il Congresso dell’International Society of Physical and Rehabilitation Medicine (ISPRM) 2021, che si è tenuto dal 12 al 15 giugno in modalità virtuale.

 

La spasticità è causata da un danno o da una lesione del sistema nervoso centrale (cervello o midollo spinale) che controlla i movimenti volontari, che porta a una alterazione della conduzione dei segnali tra il sistema nervoso e i muscoli, creando uno squilibrio che aumenta l’attività o gli spasmi muscolari. La spasticità può essere conseguente a un danno al midollo spinale, sclerosi multipla, paralisi cerebrale, ictus, trauma cerebrale o cranico, e malattie metaboliche. La neurotossina botulinica di tipo A quando inoculata nei muscoli affetti da spasticità o da altri disturbi del movimento, determina un rilassamento muscolare temporaneo, che può migliorare i sintomi e facilitare la concomitante terapia riabilitativa.

 

“Gli studi ‘real world evidence’ ci aiutano a comprendere meglio il percorso clinico dei pazienti e i loro bisogni non soddisfatti. Un trattamento efficace per la spasticità richiede un approccio multidisciplinare, che possa combinare esercizio fisico, fisioterapia, terapia medica o chirurgica, ed è preoccupante vedere che molte persone con spasticità negli Stati Uniti non stanno ricevendo un trattamento raccomandato in prima linea. La pandemia ha avuto effetti distruttivi sulla gestione della spasticità. Questi nuovi dati hanno, tuttavia, fatto luce su aspetti più ampi del trattamento di questa condizione che precedono la pandemia stessa”, ha dichiarato Isabelle Bocher-Pianka, Chief Patient Affairs Officer di Ipsen.

 

“Dobbiamo considerare le barriere che impediscono la terapia e individuare soluzioni innovative per far fronte alle problematiche di accesso al trattamento di questa condizione disabilitante“, ha sottolineato Alberto Esquenazi, Sheerr Gait and Motion Analysis Laboratory, MossRehab, U.S. “Malgrado sia un trattamento raccomandato per la prima linea, questi dati evidenziano una significativa dicotomia tra il decorso del paziente e le linee guida, dato che la terapia con neurotossina botulinica di tipo A risulta essere usata solamente in una piccola percentuale di pazienti che convivono con la spasticità negli Stati Uniti. E questo si verifica, probabilmente, anche in altre realtà nel mondo”.