HomeSaluteVaccino anti-covid, ecco perché si ingrossano i linfonodi

Vaccino anti-covid, ecco perché si ingrossano i linfonodi

L’ingrossamento temporaneo dei linfonodi ascellari, o linfoadenopatia, sembra essere molto frequente in chi ha ricevuto un vaccino a mRna. Si tratta di una linfoadenopatia “reattiva” come quella che si verifica quando si ha il mal di denti, ma che si osserva di frequente anche con la vaccinazione anti-influenzale ogni anno: i linfonodi si ingrossano in risposta a un processo infiammatorio in corso e non presentano le caratteristiche legate alla presenza di un tumore.

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“Secondo i dati preliminari che stiamo raccogliendo nel nostro istituto, con il coordinamento della Dott ssa Elena Azzolini, la reazione viene osservata nel 2% dei casi dopo la prima dose, e nel 7% dei casi dopo la seconda dose”, spiega Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia ed Immunologia Clinica presso l’Irccs Humanitas di Rozzano e professore di Medicina Interna della Humanitas University: “L’ingrossamento può comparire più frequentemente entro la prima settimana dall’inoculazione e si risolve rapidamente, dopo pochi giorni, senza nessuna conseguenza. Un controllo clinico può essere consigliato se l’ingrossamento persiste per oltre sei settimane”. Si presenta più spesso nei linfonodi ascellari, in particolare del braccio in cui è stata effettuata l’inoculazione, ma è stata descritta, sebbene con frequenza più rara, anche in altre parti del corpo, chiarisce l’immunologo.

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Ma perché succede e cosa significa? “Nei linfonodi – risponde Selmi – avviene una sorta di ‘allenamento dei nostri linfociti’ e il riconoscimento delle ‘particelle estranee’ (quelle che i biologi chiamano antigeni, come la proteine Spike del virus SARS-CoV-2, ndr.). I linfonodi sono, cioè, una sorta di primo accampamento delle nostre difese immunitarie”. Le proteine Spike – che le nostre cellule cominciano a produrre dopo il vaccino – vengono ‘raccolte’ e portate nelle zone germinali dei linfonodi, dove sono ‘presentate’ ai linfociti B, che poi produrranno gli anticorpi specifici. “Sempre sulla base dei nostri dati preliminari – conclude Selmi – la comparsa della linfoadenopatia si associa ad una risposta anticorpale più elevata in termini di immunoglobuline G (IgG) contro il virus: una sorta di segnale che l’organismo sta preparando la sua difesa contro il coronavirus”.

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