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Sempre più ore davanti al Pc, pericolo stress visivo digitale

Nell’ultimo anno il tempo passato davanti a schermi di tutti i tipi – dal cellulare alla televisione – è aumentato esponenzialmente per tutti: i ragazzi con la didattica a distanza, gli adulti con il telelavoro, gli anziani che non potendo uscire si sono distratti con pc e televisore. Fra le tante conseguenze di questo fenomeno c’è l’affaticamento degli occhi, la sensazione di non mettere bene a fuoco, di avere gli occhi secchi e doloranti. È il cosiddetto stress visivo digitale, un insieme di problemi oculari e visivi associati proprio all’uso di computer e altri schermi elettronici che si stima colpisca almeno la metà di quanti usano frequentemente device digitali.

 

La luce blu

La causa principale dello stress visivo digitale è la luce blu emessa dai dispositivi e dall’illuminazione Led che caratterizza ormai la maggior parte degli ambienti chiusi. La luce blu è una delle componenti della luce e viaggia nella lunghezza d’onda tra 380 e 500 nanometri, anche se quella considerata nociva è quella nell’intervallo spettrale 400-455 nanometri. Ebbene, quando questa radiazione elettromagnetica entra dentro l’occhio tende a disperdersi nell’umor vitreo, la massa gelatinosa e trasparente che lo riempie, provocando il cosiddetto “rumore visivo”: una fastidiosa sensazione di abbagliamento o ridotta percezione dei contrasti. In più, la luce blu produce aberrazioni longitudinali che possono rendere le immagini sfocate. È quindi questo rumore visivo a provocare i fastidi e i sintomi associati allo stress visivo digitale.

Gli effetti

Colpito dalla luce blu per ore e ore l’occhio va in sofferenza perché, anche se non ce ne accorgiamo, la visione dello schermo lo obbliga a un lavoro extra. Come riporta una review di diversi studi pubblicata su BMJ Open Opthalmology, l’occhio stressato va incontro a continui aggiustamenti della messa a fuoco, ammicca di meno (si sbattono cioè meno gli occhi) e quindi rischia di essere più secco, dopo più di 8 ore di esposizione ha problemi di convergenza, mentre le pupille cambiano dimensioni.

 

I consigli

Cosa fare quindi per limitare lo stress da luce blu? Il primo consiglio è quello di limitare il tempo trascorso davanti agli schermi o almeno, quando questo non è possibile, staccare gli occhi dal video almeno ogni 20 minuti. Bastano anche solo pochi secondi e guardare lontano. In ogni caso alzarsi dalla sedia ogni ora e farsi una piccola passeggiata, anche solo intorno alla stanza, è sempre una buona idea, e non solo per la salute degli occhi. Se si soffre di secchezza oculare si possono usare delle lacrime artificiali ma, soprattutto, si possono scegliere lenti che schermano la luce blu, in particolare quella più nociva.

Innovazione e tecnologia

Sul mercato esistono trattamenti antiriflesso che hanno proprietà specifiche per riflettere il picco di luce blu più nocivo, riducendolo, come le lenti ZEISS BlueProtect. Pur garantendo un’adeguata protezione per gli occhi, questo genere di soluzioni hanno un limite estetico. Grazie alla ricerca scientifica sono stati creati delle soluzioni “in-material”, come le lenti ZEISS BlueGuard, che bloccano la luce blu internamente al materiale di cui sono costituite le lenti e riducono riflessi residui sulla superficie della lente fino al 50% rispetto ai trattamenti tradizionali anti-luce blu. In più sono in grado di bilanciare i lati positivi e quelli negativi della luce blu: lasciano passare le lunghezze d’onda benefiche bloccando invece quelle più nocive.