La corsa alla sostenibilità passa per trasparenza e certificazioni

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Investire in sostenibilità non è più un tabù per le Pmi italiane della moda, che stanno passando dalle azioni incerte della prim’ora – la capsule collection in cotone organico o il capo fatto con materiale riciclato – a un’analisi più completa delle performance ambientali e sociali, in vista di progetti che investono l’organizzazione aziendale. Anche perché, come si è visto al Pitti Uomo che si chiude oggi a Firenze, chi è partito per primo, seguendo un percorso chiaro e coerente, sta già raccogliendo i frutti degli investimenti in sostenibilità.

Il marchio Save the Duck ha messo in bella evidenza, all’ingresso dello stand del Pitti, la certificazione BCorporation (una delle più qualificate per misurare le performance ambientali e sociali) che possiede dal 2019, con l’indicazione «we are the first B-Corp of the italian fashion system» (siamo la prima B-Corp del compagine moda italiano). Quest’anno l’azienda (64 milioni di vendite previsto nel 2022, +36% sull’anno precedente, con un ebitda del 20%) affronterà, dopo la scadenza del primo triennio, la nuova analisi per confermare la certificazione, con l’intento di migliorare ancora.

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