La Morte Nera del XIV secolo raggiunse il Sud: in due tombe pugliesi trovato il Dna del batterio

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La Morte Nera, ovvero la pandemia di peste del quattordicesimo secolo, arrivò anche in Puglia: la prima evidenza scientifica è pubblicata in uno studio presentato al Congresso Europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive (ECCMID), che si chiude oggi a Vienna.

Il Dna del batterio è stato trovato nei resti di due uomini di età compresa tra i 30 e i 45 anni sepolti nell’abbazia di San Leonardo a Siponto, un importante centro religioso e medico del Medioevo. “Lo studio nasce da un’intuizione del professor Giuseppe Sarcinelli dell’Università del Salento, che è il numismatico del nostro gruppo di ricerca: a seguito del ritrovamento di monete nascoste in corpi sepolti presso l’abbazia medievale, Sarcinelli ha ipotizzato la possibilità che i corpi fossero stati sepolti in fretta, senza setacciarli, perché contagiati da qualche malattia infettiva e quindi pericolosi”.

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Spiega Donato Raele, ricercatore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata, primo autore della ricerca. “Proprio le monete hanno consentito di datare i corpi intorno al 1345/1350: un periodo storico importantissimo perché in Europa imperversava la pandemia di peste conosciuta come la Morte Nera”.

L’abbazia è situata in quello che, al tempo, era un crocevia di itinerari religiosi e commerciali. Era sulla strada che da Roma conduce ai vari porti in Puglia. Passavano di lì i pellegrini che si recavano al santuario di San Michele Arcangelo, importantissimo in età medievale, e anche quelli che andavano in Terra Santa” spiega Raele. “E nel 1300 in quel sito era attivo un ospedale medievale che veniva utilizzato per la degenza e la cura dei pellegrini e delle persone del posto, che era malsano: in quanto una zona malarica”.

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Una volta ipotizzata la malattia infettiva come possibile spiegazione della presenza di monete sui due corpi, il gruppo di ricercatori pugliesi si è dedicato all’individuazione della malattia. “Sui denti dei due corpi abbiamo trovato del Dna antico che abbiamo amplificato con la tecnica PCR (reazione a catena della polimerasi, permette di moltiplicare i frammenti di acidi nucleici di cui sono note le sequenze iniziali e finali)” spiega Raele “Abbiamo cercato la corrispondenza del Dna così ottenuto con quello caratteristico della peste, della malaria, della tubercolosi, del tifo epidemico, della febbre maltese. L’unico Dna che collimava con quello presente nelle due sepolture era il Dna del batterio della peste: Yersinia pestis”.

Una scoperta che ha una sua rilevanza scientifica: “Le informazioni sull’epidemia di peste nera in Italia sono numerose, ma sono legate soprattutto ai registri comunali, oppure a racconti e storie come il Decamerone” continua Donato Raele.

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“Ma sono rare le ricerce scientifiche finalizzate, come la nostra, all’individuazione del patogeno. Con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale avevamo già pubblicato su Plos uno studio con l’identificazione, in Puglia, di un caso di peste in una sepoltura del 1657. Ma i due casi dell’abbazia di San Leonardo a Siponto sono interessanti proprio perché relativi alla peste di tre secoli prima, su cui si hanno ancora meno dati scientifici”.

“Lo studio è stato frutto di un lavoro coordinato. Le attività di scavo e di ricerca sono state dirette dal segretario regionale del Ministero della Cultura per la Puglia, dalle soprintendenze ABAP per le provincie di Foggia e la città metropolitana di Bari – spiega Raele – per le indagini numismatiche ed archeologiche, insieme a Sarcinelli sono state coinvolte Ginevra Panzarino (Università di Valencia) e Elena Dellù (Soprintendenza ABAP Bari)”.

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