Riaperta la Madonna della Cona «Segno di gioia, forza e speranza per tutto il territorio» (Foto)

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CERIMONIA – Torna alla luce la chiesetta più alta degli Appennini marchigiani. L’arcivescovo Massara: «Oggi suoniamo le campane a festa». Tanti i sindaci presenti, quello di Macerata, Sandro Parcaroli, ha lanciato un appello all’unità per ridare slancio all’entroterra

7 Novembre 2021 – Ore 18:07

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Il taglio del nastro
 
di Monia Orazi
«Questa giornata che rappresenta l’unità della montagna, con l’Umbria siamo uniti dagli Appennini, dal terremoto, dalla necessità della ricostruzione. Così come una valanga inarrestabile, speriamo che da questo sassolino che è la ristrutturazione della chiesa della Madonna della Cona, si crei la valanga della ricostruzione».
L’intervento dell’arcivescovo Massara
Sono le parole del presidente Cai Marche Bruno Olivieri a rappresentare la speranza delle decine di persone intervenute questa mattina alla cerimonia per la riapertura della Madonna della Cona, che unisce Castelsantangelo a Norcia, rinata dalla devastazione del terremoto, grazie ad una gara di solidarietà, che ha coinvolto Cai di Macerata, Camerino e San Severino, associazione Arena Sferisterio, Comune di Macerata che hanno raccolto i fondi ed il Cosmari che ha donato gran parte dei 150mila euro necessari a far risorgere la chiesetta più alta degli Appennini marchigiani. «Oggi tornano a suonare le campane a festa – ha detto il vescovo Francesco Massara – un segno di gioia, forza e speranza per tutto il territorio. La ricostruzione deve unire all’aspetto strutturale, quello economico e produttivo e quello sociale, se questi aspetti non vanno di pari passo, non si riesce ad andare avanti. Per questo ho voluto suonare le campane, questa è la terza comunità che chiede di suonare le campane, insieme ad Ussita e San Ginesio, perché sono segno di speranza, ci sono luoghi dove le campane non suonano più da cinque anni».
Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo
Gli ha fatto eco Mauro Falcucci sindaco di Castelsantangelo: «Questa chiesa è il simbolo che occorre la pace, segna il momento in cui per noi parte davvero la ricostruzione, abbiamo progettato tutto, ora occorre farsi avanti con i cantieri. La prima domenica di luglio del 1522 ci sarà l’anniversario dei cinquecento anni della battaglia del Pian Perduto, lì presenteremo la carta della Montagna, sul modello di quella di Fonte Avellana, una nuova proposta legislativa per far rivivere la montagna». Gli amministratori ed i tecnici sono intervenuti nella sala polivalente di Gualdo, alla presenza anche dei rappresentanti di tutte le forze dell’ordine e Protezione civile, dove è stato illustrato nel dettaglio il progetto di recupero. L’ha definita «una giornata di speranza per il futuro», il vicesindaco di Norcia Giuliano Boccanera, annunciando che per la prossima estate ci sarà una chiesa dove pregare a Castelluccio di Norcia.
Il primo cittadino di Macerata Sandro Parcaroli ha lanciato un appello all’unità, per ridare slancio ai territori montani: «Sono il sindaco del capoluogo, ma rappresento anche gli altri sindaci di questa, che è la provincia più bella d’Italia. Serve essere uniti perché insieme possiamo fare la differenza per ricostruire questo territorio, e farlo tornare ad essere uno dei più belli d’Italia. Per farlo dobbiamo portare l’economia, ho in mente cosa fare per riportare l’economia ed i giovani a vivere qua ed aiutarli a mettersi in gioco. Saranno fondamentali innovazione e digitalizzazione, dobbiamo portare qui gente da tutta Europa che voglia vivere e lavorare in questi territori. Tutti vogliono venire nelle Marche, noi dobbiamo solo capirlo».
I sindaci
Pietro Cecoli, sindaco di Monte Cavallo ha ricordato il lavoro di coloro che l’hanno costruita, sull’antica via della transumanza. Ha aggiunto Mario Baroni, sindaco di Muccia, che la ricostruzione privata sta partendo, ma manca quella pubblica che non si riesce a sbloccare. E’ toccato poi all’ex sindaco di Macerata, oggi consigliere regionale, Romano Carancini che insieme all’ex assessore Stefania Monteverde ha dato supporto al progetto di raccolta fondi: «Ho davanti agli occhi tre momenti importanti prima di oggi: la raccolta fondi allo Sferisterio con il Cai, l’ordine del giorno firmato dai sindaci, che ha condiviso con Cosmari questo percorso impegnandosi a fornire gran parte dei 150mila euro necessari al progetto. Avevo detto a mio padre che lo avrei portato con me, invece non ce l’ha fatta. Il terzo aspetto è che da ex giocatore dico che quando si finisce una partita si deve pensare al dopo, noi non ci possiamo fermare alla ricostruzione, la strada continua. Il futuro sta nella mozione da me presentata, approvata dal consiglio regionale, per celebrare nel 2022 l’anniversario della battaglia del Pian Perduto, che deve far esplodere la bellezza di questo luogo simbolo per due regioni».
Il sindaco Mauro Falcucci con Giuseppe Giampaoli, direttore e vicepresidente Cosmari
E’ toccato poi ai rappresentanti del Cosmari, salutare i presenti. «Al Cosmari siamo abituati al lavoro di squadra – ha detto il presidente Giuseppe Pezzanesi – oggi salendo su c’era un gran nebbione, la vita è un nebbione, poi quando sali in vetta come oggi trovi il sole, salendo dalle mediocrità trovi le risposte che cerchi. Va vinto il mare del protagonismo. Se tutti corrono per arrivare primi, non si può fare il gioco di squadra, servono più umiltà e modestia. Essere amministratori vuol dire essere strumenti a servizio dei cittadini, non cercare a tutti i costi le prime pagine». L’ingegner Giuseppe Giampaoli, direttore e vicepresidente Cosmari ha detto ha emozionato: «Anche con i fondi del Cosmari, strumento nelle mani dei comuni, è partito questo progetto e oggi siamo qua a chiuderlo. Sono particolarmente emozionato, questa è una delle cose belle, le poche che capitano. Ringrazio chi ha lavorato, c’è una comunità che ha messo in campo le energie migliori». Sono poi intervenuti i rappresentanti del Cai Macerata Marco Ceccarani, Cai Camerino e Cai San Severino. Presente anche il presidente regionale Bruno Olivieri. Ceccarani ha poi raccontato come è nata l’idea di recuperare la chiesetta, durante un convegno tenuto a Macerata dall’architetto Luca Maria Cristini, nel dicembre 2017, che ha illustrato i danni del sisma. Dalla domanda «che cosa possiamo fare?», è nata l’idea di raccogliere fondi per la Cona, supportati dal Comune di Macerata, con Carancini che ha coinvolto l’associazione Arena Sferisterio e successivamente il Cosmari.
La chiesa dopo il terremoto
Ci sono voluti quattro lunghi anni e un grande slancio di solidarietà, dal tempo dell’idea, in una sera del dicembre 2017, prima di arrivare al taglio del nastro della chiesa ristrutturata, tornata al massimo splendore dopo il terremoto, che ha provocato il crollo della volta e di una parte del muro che guarda verso Castelluccio. Se si è potuta ricostruire con i materiali in gran parte originali, è dovuto all’attento lavoro di recupero delle macerie, svolto dalla squadra coordinata dal Mibact, personale della Soprintendenza di Ancona, alla presenza dei dipendenti del Comune di Castelsantangelo, della squadra sisma del Cosmari coordinata da Paolo Belardinelli. A recuperare la statua originale della Madonna della Cona è stato il colonnello Carmelo Grasso, fino a poco tempo fa comandante dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale Marche, che l’hanno anche fatta restaurare e restituita di recente alla tutela dell’arcidiocesi di Camerino.
Le macerie sono state attentamente catalogate, quasi tutte riutilizzate per ricostruire la chiesa attuale. Il cantiere è stato consegnato a novembre 2020 all’impresa edile Lapucci Claudio di Pieve Torina, che però ha iniziato lo scorso aprile a causa della neve. A rendere possibile la ricostruzione il lavoro gratuito dei tre progettisti: il geologo Fabio Facciaroni che ha effettuato i rilievi per la risposta sismica locale e per documentare lo stato del terreno su cui sorge la chiesetta, dell’ingegnere Romualdo Mattioni che ha progettato e curato l’esecuzione del consolidamento anti sismico dell’edificio sia con le fondazioni, che avvolgendo i muri e la volta in reti metalliche che renderanno l’edificio più resistente ad eventuali scosse sismiche che si dovessero verificare nel futuro. Infine il lavoro dell’architetto Luca Maria Cristini che ha spiegato come l’obiettivo del restauro sia stato quello di recuperare il più possibile del manufatto precedentemente esistente, in modo da conservare l’aspetto originale della chiesetta. Responsabile unico di procedimento presso il Comune di Castelsantangelo è stato l’ingegnere Marco Guardascione, il portone è stato restaurato da Emanuele Ticà e Giacomo Maranesi, è in corso il restauro del Paliotto, il legno dipinto che ornava l’altare, rimasto quello originale.

 

 
 

 

 

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